Amigurumi natalizi e altri progetti: la newsletter di Novembre

Dopo anni di studi e approfondimenti ho stilato le caratteristiche che deve avere un progetto (mio, personale) per vedere vita e non rimanere confinato nel mio cervello.
Ne ho delineate tre:

Il principio è semplice: più punti ha un progetto più è probabile che mi ci dedicherò. Ho collocato la soglia che mi fa passare all’azione nel punteggio 7, ma il tempo potrà smentirmi. Vi faccio qualche esempio sul suo utilizzo:


Sono consapevole che definisco “progetto” qualsiasi mia attività quotidiana: d’altronde è così che facciamo noi imprenditori di noi stessi. Indovinate quale è il punteggio del lavare il bagno?

Ciao! Un sacco di gente nuova su questa newsletter: benvenuti! Questo mese parliamo di artigianato e progetti perché è quasi natale, e perché fra il lockdown

mi sono ritrovata con un sacco di sere libere e ho deciso di riempirle imparando a fare amigurumi.
Sono tipo dei pupazzi fatti all’uncinetto, come questi qua:

il banchino è di Toffoletta

Visto il periodo dell’anno e che la forma base per imparare gli amigurumi è la sfera, ho pensato di fare delle palline di natale.

Non vedo l’ora di appenderle tutte! Per ora ne ho messe solo tre a titolo esemplificativo per questa newsletter (e per bullarmi con le mie amiche).

Chiaramente rimarranno addobbi sempreverdi sul mio albero-libreria. E ora che sono diventata una professionista delle sfere passo allo step di difficoltà successiva: GATTINI. Se volete cimentarvi anche voi, questo è il pattern che intendo seguire.

Ma passando al mio lavoro – che forse è la ragione per cui seguite la mia newsletter – e rimanendo in tema sfere, questo mese vi mostro una illustrazione tecnica scientifica, fatta per una prof associata dell’UCL di Londra, dr Andela Saric:

Nella home del suo sito potete vedere altre cose che ho fatto per lei negli anni.

Infine un progetto che voglio segnalare anche se io non ne ho alcun merito: è nato Moleste, un collettivo che si pone come obiettivi quello di essere un punto di riferimento per persone che stanno vivendo o hanno vissuto episodi di molestie sul lavoro (nel mondo del fumetto), e anche essere uno spazio di riflessione per tutti gli altri, perché attraverso le testimonianze e il confronto si possano portare alla luce certe realtà.

Aggiungo una considerazione personale e di più ampio raggio quando si parla di violenza di genere: mi sono accorta che chi non vive su di sé queste cose non ha davvero idea né della frequenza né dell’invasività degli atteggiamenti predatori.

Le testimonianze possono iniziare a darci un’idea di cosa si sta parlando, ma non sottovaluterei la difficoltà con cui una persona racconta un episodio di molestia, più o meno grave. Nel caso di Moleste ho visto in giro sui social gente protestare che “non si stavano facendo nomi”, come se quello fosse lo scopo desiderabile del collettivo. Non è facile parlare di un abuso subìto: ad esempio potresti non volere che altra gente si senta in diritto di valutarne l’entità, perché a te ha fatto male e non vuoi dover difendere il male che ti ha fatto. O non vuoi sentirti debole e spaventata, non vuoi che questa cosa ti definisca. L’anonimato è un modo di sollevare le persone che raccontano da alcune pressioni, e facilitare loro l’aprirsi al racconto.

Per me sta qui la forza del progetto Moleste: dare uno spazio sicuro per iniziare a parlare come collettività di problemi che esistono e che molto spesso ci si trova a gestire da sole.

Ma torniamo a parlare di artigianato
perché magari per natale vi va di farvi qualche bel regalo e perché abbasso amazon.

Prima di tutto calendari!

Ve ne segnalo due interessanti: quello di Aurora Cacciapuoti, per viaggiare stando in salotto, e quello di Tostoini, con un geniale countdown al 2021 per scongiurare tutte le sfighe che ci ha portato questo 2020. Approfitto dell’aver fatto il nome di Tostoini (♥) per consigliarvi questa sua diretta su Sir David Attenborough e A life on Planet Earth, un sacco divertente e intelligente.

Poi borse!

O zainetti, che io preferisco! Carlottinalab è un’artigiana sarda che fa dei piccoli capolavori di tessuto e pelle. Io non le uso nemmeno le borse, ma non posso fare a meno di controllare ogni tanto le novità sul suo sito, ammaliata dai pattern e colori che sceglie.

E infine – sono monotona lo so – animalini in porcellana! Sembrano un pochino dei talismani, o animali totemici, o demoni di Pullman. Vallavica è una artigiana polacca, credo di averla conosciuta per una qualche pubblicità magistralmente calibrata sulla mia persona: hai detto animali? E piccolini? Mio.

Fate acquisti consapevoli gente! Noi ci risentiamo a fine dicembre, quando sarò diventata una persona matura di 33 anni: fatemi gli auguri che qui lo passerò, come il resto del mio tempo, a sferruzzare chiusa in casa. Ciao!

 

fatto! Ci sentiamo a fine dicembre 🙂

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Strette di mano proteiche e zucche: la newsletter di Ottobre

Nei miei piani questa newsletter sarebbe dovuta esser scritta a Pisa, o a Genova o magari dal treno Genova-Pisa, di ritorno dal Festival della Scienza dopo aver fatto la presentazione dell’ultimo Comics&Science e aver visto l’esposizione a Palazzo Ducale.
E invece, come succede da 8 mesi a questa parte, sono alla mia scrivania, che anche se non è fatta di memory foam ormai ha preso la forma degli incavi dei miei avambracci. O forse sono gli avambracci ad aver preso la forma della mia scrivania?

Ciao gente! Sia chiaro, io non ce l’ho con le restrizioni – che considero sensate – mi dispiace solamente perdermi le sovraccoperte di focaccia genovese
che ottimisticamente pregustavo da mesi.

Qua in Inghilterra è tempo di Halloween. Per quanto sia una festa che non ho mai celebrato, da quando vivo qui un po’ mi diverte: le porte delle case si addobbano davvero di zucche intagliate, che poi vengono accese la sera del 31. Nelle stradine inglesi fa un effetto davvero suggestivo.

Forse ormai si fa anche in Italia, nel caso scusate per il mio essere diventata vecchia.

Mettere una zucca fuori non è solo decorazione: è anche il segnale per i bambini inglesi per dire che quella casa partecipa al gioco, e che se suonano riceveranno dolcetti. Trovo che questo modo organizzato e distanziato di rendersi disponibili al contatto umano sia quanto di più intrinsecamente inglese ci sia, e incontra totalmente la mia approvazione. Il mio primo Halloween non conoscevo la regola, per cui lo trascorsi così

più terrorizzata dall’idea di dover avere una interazione con dei bambini – e in inglese per giunta – che di eventuali rappresaglie dovute alla penuria di dolcetti per casa.
Chissà come sarà quest’anno? Faranno trick or treat su zoom? Che tristezza.

Non nascondo che il mio morale è un po’ sotto le scarpe ultimamente, per via di una monotonia che non vede luce e del senso di colpa di sapere che nonostante tutto a me sta andando bene, ho un lavoro e posso farlo da casa ecc… però resta che l’emozione massima di queste settimane è stata cambiarmi il maglione per le diverse presentazioni che ho fatto


giusto per aggiungere un po’ di pepe alle mie giornate. Però! Ci sono anche cose belle: parlare con Roberto Natalini e Andrea Plazzi ad esempio è sempre divertente, e ci potete ascoltare oggi alle 18 sul canale youtube del National Geographic Festival delle Scienze 2020. Che maglione indosserò? Suspense!

E anche i disegnetti mi rendono felice: per Chemistry World ho disegnato proteine che si stringono le mani (ah, beate loro che possono!). A seconda dei punti di contatto si mandano segnali – riusciremo a ingegnerizzare queste interazioni?

Se vi interessa scoprirlo qui potete leggere l’articolo.

Infine – e poi la pianto – il mio libro è stato tradotto in coreano! Questa è una notizia che mi ha mandato ai pazzi per qualche giorno, lo ammetto: pensare che entrando in una libreria dall’altra parte del mondo ci puoi trovare dei miei fumetti mi riempie di una gioia poco descrivibile.

Ma basta parlare di me

Questa volta faccio una cosa un po’ azzardata e vi consiglio

un libro che ancora non solo non ho letto, ma non ho nemmeno visto. Lo ha scritto Donato Grasso, che ho scoperto grazie a una delle presentazioni del Festival della Scienza, e si intitola Il formicaio intelligente. Come vivono e che cosa possono insegnarci i più sociali tra gli insetti. Cosa possono insegnarci? Non lo so ma VOGLIO saperlo. Dovrebbe arrivarmi oggi, e non sto nella pelle.

Se vi interessa sapere com’è scrivetemi e poi ve lo dico in privato.
Per chi è un tristone e non si elettrizza sulle società delle formiche ho anche un altro consiglio di libri, questa volta certificato dall’averlo letto prima.

È un fumetto scritto da Eleanor Davis. The hard tomorrow è una lettura che mette un po’ di angoscia addosso: si ambienta in un futuro dove i cambiamenti climatici sono più avanzati di adesso, Zuckerberg è il presidente degli Stati Uniti e lo stato ha un controllo capillare sull’attività della gente. Davis è bravissima a disegnare, a creare dei personaggi vivi e vividi e a scrivere dialoghi davvero spontanei. Brividi e pelle d’oca.

Infine vi consiglio la mia ossessione degli ultimi tempi, nella persona di James Acaster, uno stand up comedian incredibilmente bravo. In UK è piuttosto conosciuto, ma io spero di giocare sulla distanza che ci separa per svelarvi qualcosa di nuovo. Lo trovate su Netflix in uno spettacolo totalmente suo che si chiama Repertoire. Guardare stand up non dal vivo è un po’ uno schifo lo so, ma almeno non ci si deve nascondere in ultima fila per paura che ti chiamino dal palco, e ci sono i sottotitoli per le battute più difficili.

Non fatevi abbattere dal cambio dell’ora! Noi ci risentiamo a fine novembre, ciao!

 

 

fatto! Ci sentiamo a fine novembre 🙂

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