Dal nostro divano: la newsletter di Maggio

In questo momento vi scrivo dal giardino Scotto di Pisa, e davanti a me stanno montando un palco, immagino per gli incontri del festival Giorni di Tuono, in memoria di Tuono Pettinato. È la prima volta che riesco a essere a Pisa per questo evento, e alla fine probabilmente è l’unica cosa buona che ha fatto Brexit, impedendomi di votare alle europee a Cambridge e facendomi tornare qui questo weekend.

Tuono, quanto manchi? Troppo.

Ciao. Questa newsletter arriva un po’ in ritardo perché nelle ultime settimane il mio cervello è stato pieno di fumo e immagini degli incendi nel campo profughi di Rafah. Volevo mettere un po’ in ordine le mie idee, capire che senso posso dare a questo spazio di fronte al sempre crescente senso di sconcerto e urgenza.

Ho sempre pensato, e penso tutt’ora, che non so fare informazione su questi temi: ne conosco troppo poco, non sono capace e non mi sento affidabile. D’altro canto, però, non sono d’accordo che ne debba parlare solo chi è una voce autorevole.

Sebbene io sappia che la nostra sofferenza di osservatori, vissuta al caldo e su un divano, non interessa giustamente a nessuno, credo che sia importante non tenerci il nostro sconcerto per noi. Finché gli spazi online sono pieni di bullettə che propongono il falso sillogismo “se ti opponi al genocidio allora stai coi terroristi”, è fondamentale che chi come noi è sconcertatə dal massacro in corso, sappia di non essere solə. E che il loro contributo privato: donare, scrivere ai propri rappresentantə, essere in piazza, essere informatə, è utile perché non è isolato.