Pro-pro-prova: la newsletter di Gennaio

Una delle domande che mi pongo più spesso a gennaio è quando si deve smettere di fare gli auguri di buon anno alla gente che non si vede da dicembre. Qui in Inghilterra ad esempio continuano a farmeli anche se siamo già invasi da cuori e frasi stucchevoli in vista di san Valentino, e chi sono io per andare contro alle regole di bon ton anglosassone?

E iniziamo in dodicesima con una notizia bomba: ho finito il libro!

Per chi non lo sapeva: ho scritto un libro. E l’ho pure finito! Già. Pazzo eh? A volte la notte sogno che mi arriva la copia cartacea e trovo un refuso in prima pagina. Mi sveglio e decido di non controllare, che tanto oramai è troppo tardi per correggere: è addirittura già possibile preordinarlo online!

Se già l’impazienza potrebbe bastare a mangiarmi le viscere, sono anche in quello stato d’animo da post esame, quando l’adrenalina ti è calata di botto e la tua routine casa-biblioteca-letto si è spezzata e ti svegli la mattina chiedendoti il senso dell’esistenza ora che è tutto finito.

Anche perché ora il danno è fatto, e ho scoperto quanto sia divertente scrivere libri. E chi ce la fa a tornare indietro tutto d’un colpo? Per questo nel tempo libero sto lavorando a un’altra storia, questa volta senza scienza in sottofondo. Non ho ancora un editore (c’è un editore in sala per caso?), quindi per ora si parla di aria fritta e di bozze fatte a tempo perso.

Ma basta parlare di me.

Nella speranza di invogliarvi a iscrivervi a questa newsletter vi avevo promesso che avrei parlato anche di cose belle in cui sono incappata nell’ultimo mese. Sono ancora un po’ incerta di come strutturare questa parte di newsletter e quindi, per evitare di darmi delle regole che poi non so seguire, facciamo che sarà tutto un po’ a caso. Esattamente come il resto, sì. Per esempio, il fumetto che vi sto per consigliare l’ho letto due mesi fa, e così ho già sforato l’unica premessa che avevo fatto.

Un fumetto

Per il mio compleanno mi sono autoregalata La casa di Paco Roca, poi mi è piaciuto così tanto che l’ho fatto per natale anche a un mio amico (no, non la mia copia, ovviamente). Quindi lo consiglio anche a voi, però vi avverto: leggetelo se siete in un periodo emotivamente stabile, perché comunque vi farà a brandelli il cuore. È la storia di tre fratelli che devono ristrutturare la casa del defunto padre per venderla – e dei ricordi e delle relazioni familiari. I libri sui genitori, e in particolare sui padri, per me sono sempre molto intensi. Forse perché con mia mamma ho un rapporto più quotidiano e confidenziale e così so sempre come sta e cosa pensa, mentre mio papà è una persona riservata, che con noi figli tende a essere papà prima che persona. E questo genere di libri ti fa vedere dall’esterno che i genitori hanno una loro vita, delle loro emozioni, delle loro aspirazioni e delle passioni, e che non sono solo relazionate alla tua di esistenza, come hai creduto per i tuoi primi 24 anni di vita. E implicitamente ti dicono di non perdere tempo ora che sei adulta e vai a conoscere anche questo lato di loro.

Un libro

Da brava signora di mezza età qual sono ho scoperto che mi piacciono i gialli e, con grande senso di osservazione, ho notato che il fattore comune a questo genere non sono i delitti, bensì il cibo, descritto con minuzioso dettaglio dagli autori.
Dopo aver compatito le scelte gastronomiche a base di fish&chips di Cormoran Strike (scritte da Rowling sotto pseudonimo) e essermi fatta venire l’acquolina sulle ricette raccontate da Carofiglio, sono stata introdotta ai libri di Alicia Giménez-Bartlett. Quello che ho letto io e vi consiglio è “Mio caro serial killer” che però è pure l’ultimo che ha scritto della serie con protagonista Petra Delicado, magari voi che siete in tempo potete iniziare dal primo. Molto ironico e divertente mi ha tenuta incollata al sedile tutte le 9 ore di viaggio Pisa-Lecce. Se ve lo stavate chiedendo, loro mangiano cocido. E tapas. E panini al salame. Spoiler!

Una talk

Ultimamente sono parecchio interessata ai polpi. Lo so che è di moda, ma è una moda che cavalco volentieri, e per questo non mi faccio remore a consigliarvi questo seminario di Danna Staaf: “Squid Empire: The Rise and Fall of the Cephalopods”, Lei racconta le cose in maniera divertente e ad un certo punto ci mostra quanto grandi dovevano essere i cefalopodi del cretaceo. Ricordatevelo la prossima volta che ordinate un’insalata di polpo al ristorante.

Beh, si è fatta una certa e quindi passo e chiudo qui. Ciao! Buon anno!

fatto! Ci sentiamo a fine febbraio 🙂

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Impronte digitali

È da quando ho tipo 14 anni che so che una volta che inizio a scrivere poi vado avanti più o meno liscia, ma che mettere la prima frase su carta mi fa perdere ore e litri di sudore di meningi spremute.

Sarà per questo motivo che non sono attiva sui social:

Devi essere incisiva e divertente, e dire pure qualcosa che secondo te vale la pena di essere letto. Capirete che ho anche altre cose da fare nella vita che stare davanti a un cursore lampeggiante, e quindi faccio prima a stare zitta.
Come soluzione a questo problema ogni tanto scrivo su questo blog che sono ancora viva.

Altrimenti chi lo vedrà mai? Insomma non se ne esce.

O sì? È un bel po’ che ci ragiono e ora è gennaio e c’è quell’odore di buoni propositi nell’aria che o mi porterà a iscrivermi in palestra o ad annunciare che

Ho deciso di fare una newsletter

E se ti vuoi iscrivere puoi cliccare questo link. O questo. O questo, è sempre lo stesso link, insomma clicca.

Sarà mensile o poco più (almeno nei progetti), la manderò nell’ultima settimana del mese. Vi racconterò un po’ di aggiornamenti sui miei disegni ma anche di cose belle fatte dagli altri, non vi preoccupate. Ti sei perso il link perché stavi ballando di gioia all’idea di questa favolosa novità? Rieccolo qui!
Odi le newsletter perché ti intasano il poco spazio rimasto nella tua casella di posta? Niente paura, la rimetterò anche qui sul blog, ma devi venire a cercartela da solo, che altrimenti siamo punto da capo.

Vi sento chiedere nelle vostre testoline “ma come farà la gente a sapere che fai ‘sta pagliacciata se non lo posti sui social ogni mese?”. Un problema alla volta. Poi vediamo.

Intanto iscriviti.

fatto! Ci sentiamo martedì 🙂

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Pietre miliari

Avete presente quando vi tenete dentro una bella notizia, assaporando mentalmente il momento in cui la direte a tutti, e poi quando arriva questo momento non sapete come dirla e viene uno schifo? Ecco, mi sento così adesso: sono ore che cerco un inizio a questo post e non trovo le parole.

“la gente” sarebbe mio papà e non me la sento di spezzargli il cuore dicendo che no, non sono incinta, e che invece

ah ah, questo mio papà lo sa già, ma che astuto strategemma ho usato per comunicarlo a voi lettori! Una faina proprio.

Uscirà all’inizio del prossimo anno per Editoriale Scienza, che è una casa editrice che ho stalkerato per anni fino a quando

(almeno credo sia andata così, non siamo andate troppo nel dettaglio).

Il tema che mi hanno proposto è la genetica, ed è il mio primo libro da autrice unica. Fa sorridere solo a digitarlo.

Non racconto la storia (chi vorrà se lo leggerà e io non sono per gli spoiler) ma vi parlo del sottotesto che spero di riuscire a trasmettere e che vuole una breve premessa.

C’è un video, che vi posto qui sotto, che quando ho visto per la prima volta sono scoppiata a piangere di commozione. Forse perché era la prima volta che vedevo un mondo che mi ero sempre immaginata, o forse perché ero in premestruo. Probabilmente per tutt’e due.

Quando faccio divulgazione vorrei ottenere questo effetto (no, non far piangere, cioè magari pure sì, sentitevi liberi): rendere pulsante e concreto un concetto, mostrarne la meraviglia.

La biologia cellulare per me è come guardare dalla serratura di una porta dentro un mondo enorme e dettagliato come un quadro di Brueghel, dove si stanno svolgendo mille storie contemporaneamente e ogni volta puoi seguirne una diversa. Nel libro ovviamente ci concentriamo solo su una di queste, ma ecco, spero si intraveda l’universo che c’è tutto intorno.

Il libro è lunghino, per cui la mia più grande preoc­cupa­zione è stata cercare di rimanere visivamente coerente dall’inizio alla fine. Per cui  ho  studiato  una  strategia:Può andare bene o sarà un Picasso di libro. (Mammagari fosse un Picasso di libro.)
Ieri ho finito il capitolo 4 quindi oggi intacco il prologo! Intanto qui un wippino random:
Uscirà a primavera 2020, ma non serve che ve lo segnate, ve lo ridico a tempo debito 🙂