Pietre miliari

Avete presente quando vi tenete dentro una bella notizia, assaporando mentalmente il momento in cui la direte a tutti, e poi quando arriva questo momento non sapete come dirla e viene uno schifo? Ecco, mi sento così adesso: sono ore che cerco un inizio a questo post e non trovo le parole.

“la gente” sarebbe mio papà e non me la sento di spezzargli il cuore dicendo che no, non sono incinta, e che invece

ah ah, questo mio papà lo sa già, ma che astuto strategemma ho usato per comunicarlo a voi lettori! Una faina proprio.

Uscirà all’inizio del prossimo anno per Editoriale Scienza, che è una casa editrice che ho stalkerato per anni fino a quando

(almeno credo sia andata così, non siamo andate troppo nel dettaglio).

Il tema che mi hanno proposto è la genetica, ed è il mio primo libro da autrice unica. Fa sorridere solo a digitarlo.

Non racconto la storia (chi vorrà se lo leggerà e io non sono per gli spoiler) ma vi parlo del sottotesto che spero di riuscire a trasmettere e che vuole una breve premessa.

C’è un video, che vi posto qui sotto, che quando ho visto per la prima volta sono scoppiata a piangere di commozione. Forse perché era la prima volta che vedevo un mondo che mi ero sempre immaginata, o forse perché ero in premestruo. Probabilmente per tutt’e due.

Quando faccio divulgazione vorrei ottenere questo effetto (no, non far piangere, cioè magari pure sì, sentitevi liberi): rendere pulsante e concreto un concetto, mostrarne la meraviglia.

La biologia cellulare per me è come guardare dalla serratura di una porta dentro un mondo enorme e dettagliato come un quadro di Brueghel, dove si stanno svolgendo mille storie contemporaneamente e ogni volta puoi seguirne una diversa. Nel libro ovviamente ci concentriamo solo su una di queste, ma ecco, spero si intraveda l’universo che c’è tutto intorno.

Il libro è lunghino, per cui la mia più grande preoc­cupa­zione è stata cercare di rimanere visivamente coerente dall’inizio alla fine. Per cui  ho  studiato  una  strategia:Può andare bene o sarà un Picasso di libro. (Mammagari fosse un Picasso di libro.)
Ieri ho finito il capitolo 4 quindi oggi intacco il prologo! Intanto qui un wippino random:
Uscirà a primavera 2020, ma non serve che ve lo segnate, ve lo ridico a tempo debito 🙂

Lalalosanna

Sull’onda dell’entusiasmo post Losanna avevo iniziato a fare il racconto dettagliato della conferenza.  Tipo come mi ero pianificata i tre giorni laggiù

e delle immani delusioni ricevute in itinere:

Poi ci sono state le vacanze, altre cose da fare, la crisi di governo e ormai è arrivato l’autunno e facciamo che liberi tutti. Se davvero davvero vi interessa: è andata bene! Benissimo! Wo-hoo!

C’è gente che ha twittato cose carine su di me, e qui Diego Ortiz ha fatto un live-twitting del panel, così potete vedere un po’ di slide di tutti. Qui io sto dicendo cose intelligenti, chiaramente:

la foto è di © Henry Kenyon, 2019

Volendo approfondire potete leggere di cosa abbiamo parlato in questi due articoli:

  • Eva Amsen per Forbes.
  • Ayumi Koso (che era anche l’organizzatrice del panel) per.. credo bluebacks pub?

E infine, se siete proprio masochisti, potete ascoltarmi mentre parlo in inglese del mio lavoro con Ayumi per il suo podcast.

Lausanne, WCSJ2019

È arrivato il momento in cui vi posso raccontare una cosa che mi rende felice (e mi terrorizza) da ormai un annetto circa.
A Maggio scorso (cioè 2018) mi arrivò una mail che più o meno si può sintetizzare così.
Per un po’ di giorni non ci ho pensato più finché una sera a cena l’argomento è spuntato fuori
Così gliel’ho mostrata e lui mi ha chiesto se putacaso mi fosse venuto per l’anticamera del cervello (cervello? quale cervello?) di googlare la conferenza. Masseimatto, e se poi mi trovo I VIRUS nel computer? Lo abbiamo fatto.

Non solo esiste, ma sembra una cosa FAVOLOSA. Andatevi a vedere il programma. Sono 5 giorni interamente dedicati al giornalismo scientifico, con interventi di persone da tutto il mondo.

Io ho risposto alla mail profondendomi in scuse per il ritardo accumulato e chiedendo pure se erano sicuri di aver contattato la persona giusta che insomma, a me non mi conosce nessuno, che mi invitate a parlare a una roba del genere?
Con la pazienza che solo un’organizzatrice giapponese può avere, Ayumi mi ha detto che era felice di poter portare anche dei volti nuovi a parlare. “Sì ma ma maaa vuoi che ti traduca prima tutti i miei fumetti in inglese così capisci se sono all’altezza?” “Ragazza, mi stai facendo esplodere i coglioni-san.” “No ok, vengo.”
E così vado.
Mi caco sotto.
Dovrò parlare in inglese di fronte a tutti capite? E ok che vivo in Inghilterra, ma che vuol dire? Io non so parlare manco in italiano di fronte a tutti, ho sempre quell’aria da robot che dice a macchinetta le cose.

Ma ci potete credere? Quando mi sono registrata eravamo ancora in pochi e per qualche giorno nella pagina degli speakers ero fra gente di un certo tenore (e sì, per bullarmi con i parenti – e ora con voi – ho fatto uno screenshot che mi riguardo quando mi sento un po’ giù)

Vi ggiuro che non ho photoshoppato niente, che ero così, bellamente piazzata tra Gianotti e il direttore editoriale di Le Monde. Gente che trovi su Wikipedia insomma. E poi io, nella mia fiera definizione di cartoonist, su sfondo giallo senape.
Adesso i key speaker sono un po’ più diluiti e fa meno impressione vedermi lì, ma giusto un epsilon meno.

Questo è il link al panel, ché così vedete che non racconto balle, ci vado davvero. Al mio stesso panel parteciperanno Matteo Farinella – che finalmente conoscerò di persona – e Hayanon.

Al di là del mio intervento – che per fortuna è molto breve – sarà una conferenza interessantissima e non vedo l’ora di seguire le altre talk e i workshop. Ora vi saluto che mi è risalita l’ansia e devo tornare a ripetere la mia presentazione. Vi racconterò come è andata!

ps: lo so che sarei più professionale a non apparire come una bambinetta sprovveduta che si sente che le è piombata questa cosa sulla testa, e comportarmi invece come una che padroneggia con ostentata sicumera la situazione. Beh, piacerebbe anche a me essere algida e convinta di me, ma che ci vogliamo fare? Io sono quella a cui nei film cadono i libri appena ti parla il ragazzo carino. In questo caso il ragazzo carino è una super-conferenza e io ho tutti i miei appunti già sparsi sul pavimento, per prevenzione.